Costantino Barbella

Chieti 1852 - Roma 1925

Biografia:

Un posto eminente nella scultura occupa oggi, senza dubbio, questo illustre artista abbruzzese, che deve la scelta della sua strada nella vita all'amicizia che lo legava a Francesco Paolo Michetti. Questi era di poco più innanzi di lui nell'arte; più innanzi nel senso che già schizzava qualche figurina, quando il Barbella lo seguì alle lezioni di disegno in una scuola privata di Chieti. Costantino Barbella ancora ragazzo, in occasione di un natale, si diede a plasmare nella creta dei pastori da presepe. Si divertì tanto in quella occupazione, che più tardi doveva divenire la carriera capace di procurargli un bel nome. Da mattina a sera, per molti giorni, non faceva altro che foggiare pastori di tutte le specie, ed il padre, che era un modesto chincagliere del paese, li mise in vendita nel suo negozio. L'amicizia col Michetti fu un grande incoraggiamento per il giovane Barbella, che, spinto dall'esempio del futuro grande pittore, già sussidiato dalla provincia, volle tentare, a sua volta, di concorrere al modesto sussidio mensile. Vi si espose con un gruppetto terzino, "La deposizione della croce", che fu riconosciuto meritevole di lode e tale da fargli conseguire il tenue assegno. Potè, così, inscriversi all'Istituto di Belle Arti di Napoli, dove rimase due anni. Ma una sventura famigliare, la morte del padre, lo costrinse alla più stretta miseria. Forte, però, di una ferrea volontà, non abbandonò l'arte che aveva tanto prediletta e che doveva condurlo al successo con due lavori esposti alla Promotrice di Belle Arti Salvator Rosa di Napoli: "Rosina la contadinella abbruzzese" (1873) e, l'anno seguente "La gioia dell'innocenza dopo il lavoro". Fu una vera rivelazione, poiché le due opere diedero ai conoscitori, rapidamente, la misura esatta delle doti artistiche del loro autore e indicarono la via che egli avrebbe sicuramente percorsa. Il gruppo "La gioia dell'innocenza dopo il lavoro" fu acquistato dalla Società e toccò in sorte a S. M. il Re Vittorio Emanuele II, che lo destinò alla Reggia di Capodimonte, dove ferma meritamente l'attenzione dei visitatori per le sue preziose qualità di un modellato fresco e spontaneo. Il giovane scultore non poteva, come si vede, iniziar meglio la sua carriera, e da quell'epoca prese a lavorare con grande ardore e con l'aspirazione nobilissima di perfezionare sempre più la sua arte. Tutte le figure eseguite dopo, grandi o piccole, specialmente quelle che riproducono i costumi della terra d'Abbruzzo, hanno un avvincente espressione di semplicità campestre, e, nella fedelissima riproduzione del vero, sono come ingentilite poetizzate dai tocchi sapienti della stecca. Costantino Barbella ha presentato la sua produzione in moltissime Mostre italiane ed estere. A Ferrara, nel 1875, espose "Il sonno dell'innocenza" ed ottenne una prima medaglia d'argento; a Parigi, nell'Universale del 1878, presentò "La canzone d'amore", che gli confermò meritamente la bella fama già conquistata, e al Salon del 1880 mandò due lavori in terra cotta "Le gioie della campagna" e "Confidenza". Il suo nome correva già tra quelli degli artisti più noti ed i suoi lavori erano ansiosamente ricercati. Nel 1885, fu incaricato dal Governo d'Italia di ordinare la Sezione italiana nella Esposizione Internazionale di Anversa e in pochi giorni, malgrado le difficoltà che gli sorgevano dinanzi, non esclusa quella di non conoscere la lingua del paese, riuscì a organizzare una mostra molto ammirata. Il lavoro da lui esposto, gli fruttò una menzione onorevole. Ha conquistato anche tre diplomi d'onore: all'Esposizione di Berlino del 1886, a quella di Barcellona del 1891 e alla Mondiale di Chicago del 1893. Non è cosa agevole elencare tutte le Esposizioni minori, alle quali questo grande artista ha preso parte.

Costantino Barbella

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