Felice Carena

Cumiana, 1879 - Venezia, 1966

Biografia:

Ha studiato all'Accademia Albertina, discepolo di Giacomo Grosso, e si è dedicato alla figura, al paesaggio, alla natura morta. I suoi primi lavori ricordano la fantasiosità teatrale del Grosso, poi nella sua opera appare l'austera e misteriosa intimità del Carrière. Di questo periodo sono: "La rivolta" (1912), col quale ottenne il Pensionato Nazionale, "La madre"; "Fiori" e il "Ritratto di Giovanni Cena", nella Galleria d'Arte Moderna di Roma; "Madonna", nel Museo Revoltella a Trieste; "Nastro azzurro", nella Galleria d'Arte Moderna di Venezia; "I viandanti"; "L'Annunciazione"; "Il morto"; "Ofelia". Sospese la sua attività, per partecipare alla grande guerra come soldato e poi come ufficiale d'artiglieria. Congedato, partecipò alla mostra di Torino, nel 1919 con la tela "Contadini al sole", con la quale apparve completamente rinnovato in una quadrata semplicità. L'anno successivo, col quadro "Contadini", esposto a Roma, dimostrò quanta strada avesse percorso verso una matura semplicità, verso una più rude chiarezza. Nel 1922 espose a Venezia: "Deposizione"; "Il presepe"; "Il porcaro" e "Quiete", iniziando con questi dipinti la sua presente e ultima maniera. Nel 1926 ordinò una mostra personale all'Internazionale di Venezia riunendo in una sala circa cinquanta opere; fra queste: "Mia moglie ed io"; "Serenità"; "Aringhe e uova"; "Nude e cavalli"; "La cena di Emmaus"; "Apostoli"; "Paesaggio di Anticoli"; "Cavallo bianco"; "Donne nude in riva al fiume". Nel 1932 alla XVIII Biennale di Venezia figurò con tredici opere. Si rammentano: "Ritratto di mia moglie" e "Solitudine". Alla Il Quadriennale Romana (1935) figurava con cinque opere; due "Ritratti"; due "Nature morte" e "Meriggio estivo". Alla III Quadriennale (1939) con sette opere, quattro "Nature morte", due "Ritratti" e "L'uomo che dorme"; se pur possono suscitare ricordi, non vi manca la personalità di mesto e gentile artista e di vero pittore.

Felice Carena

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