Giovanni Carnovali detto il Piccio

Montegrino (Varese) 1804 - Coltaro (Parma) 1874

Biografia:

Nato a Montegrino Valtravaglia il 29 settembre 1804, morto annegato nel Po presso Cremona il 5 luglio 1873. A nove anni cominciò a frequentare i corsi dell'Accademia Carrara di Bergamo sotto la guida del Diotti, che lo ebbe carissimo e che ne preannunciò la grandezza in una lettera ad un amico. «Quanta disposizione abbia questo fanciullo di età di anni dodici per la pittura non è agevole cosa a descriverlo. Io predico che, se costui spiegherà nell'immaginazione i medesimi talenti che nella imitazione dimostra, diverrà non un artista bravo, ma straordinario». Egli si formò lontano dalle battaglie letterarie che in Italia si svolgevano, ignorò completamente le scissure tra scuola e scuola, tra tendenza e tendenza, non creò proseliti, solamente operò. Di natura triste e meditativa, visse solitario viaggiando moltissimo per l'Italia; da questi viaggi trasse quell'atmosfera raccolta dei grigi rosei come di nebbie che danno tanta misteriosa dolcezza alle sue opere. Osservò lungamente il Correggio, ed è l'unico che si riallacci alla tradizione italiana del '700. Nel 1845 andò in Francia e visitò la Svizzera; ma dalla pittura francese nulla trasse, rimanendo fedele alla sua origine. Ebbe pochi seguaci: il concittadino Giacomo Trecourt e il Faruffini, che gli fu amico. La sua vasta produzione sparsa in collezioni private nel Pavese e nel Cremonese rimase ignorata dai più malgrado la pronta e franca affermazione fatta dall'Hayez, della superiorità del Piccio su tutti i pittori lombardi del suo tempo. Solo dopo la mostra della Pittura lombarda del secolo XIX tenuta in Milano nel 1900 e, meglio ancora, dopo quella speciale del 1909, organizzata dalla Società per le Belle Arti, il nome del Piccio divenne popolare e le sue opere furono ricercatissime perchè furono comprese tutta la fresca grazia e la spontanea bellezza della sua arte e della sua pittura personalissima, lontana dalle mode letterarie e non creata da precetti accademici o da facili teorie di tecnica. Cominciò allora da parte degli studiosi la ricerca forse vana e insolubile di quanto l'evoluzione di Tranquillo Cremona e di Daniele Ranzoni dovessero al Piccio. Certo è che l'aria, la luce e il colore dei suoi paesaggi ancora meno compresi delle sue figure precorsero le ricerche del plein-air e degli impressionisti. Le sue opere principali sono: "Mattino in Val Brembana", nella raccolta del conte Agliardi di Bergamo; "Rebecca e il servitore d'Abramo" e "Il bacio di Giaccone a Rachele"; "Agar nel deserto"; "La bagnante", già proprietà dell'on. Gaspare Gussoni, Milano, "Il ritratto dell'incisore Beltrami", nel Museo Ala Ponzone di Cremona. Alla Galleria d'Arte Moderna di Milano vi sono tredici opere, fra le quali: "Autoritratto"; "Bagnante" e "Paesaggio"; in quella di Roma: "Scena biblica" e "Ritratto femminile". Nella quadreria della Scuola Civica di pittura a Pavia sono conservati: "Il ritratto di Giacomo Trecourt"; "Il giudizio di Paride" e "La fuga in Egitto". Nell'Accademia Carrara di Bergamo: "Il ritratto del conte Carlo Marenzi"; "Autoritratto"; "Ritratto della signorina Ricordi"; quello del "Signor Pietro Ghidini"; del "Nob. Maironi Da Ponte"; della "Signorina nob. Marenzi", del "Conte Guglielmo Lochis" e un secondo "Ritratto di Giacomo Trecourt". Altre opere: "Apollo che suona Ia cetra", "La morte di Virginia", "Davide e Saul"; "Loth e le figlie"; "Mosè salvato dalle acque"; "Susanna al bagno", "Cavalli all'abbeveratoio"; "La morte di Aminta"; "Salmace che avvince Ermafrodito"; "Crocifissione"; "L'adorazione dei Magi"; "Battesimo di Gesù"; "Maddalena". La raccolta del comm. Giovanni Finazzi di Bergamo conserva ormai il maggior numero di quadri di questo artista precursore, oltre un centinaio, e numerosi disegni.

Giovanni Carnovali detto il Piccio

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