Libero Andreotti

Pescia 1875 - 1933

Biografia:

Gl'inizi della sua carriera non furono facili, chè tardi egli poté darsi liberamente e pienamente alla scultura Nato da genitori poveri a Pescia, quarantaquattro anni or sono, fece il fabbro, il tornitore, si preparò, ad un concorso di maestro elementare, vi rinunziò per la paura degli esami, e si ridusse a Palermo, addetto in una libreria e, nei ritagli di tempo, caricaturista in un giornale. Ma le sue aspirazioni andavano più alto, all'arte e alla poesia; amico di Giovanni Pascoli, gli mandava dalla Sicilia dei sonetti che il poeta di Castelvecchio ricambiava con versi suoi manoscritti. Tornato in Toscana, s'impiegò in una tipografia, disegnò, dipinse; finchè, nel 1902, un giovane signore fiorentino, che si dilettava di scultura, gli offrì il suo studio, e fra quelle pareti l'Andreotti incominciò veramente a modellare. Il successo d'una sua opera esposta a Parigi lo decise a stabilirsi per alcuni anni in quella città, dove trovò incoraggiamenti e mezzi. Era il tempo in cui gli scultori francesi cercavano la semplicità e la purezza "aiutandosi perfino con i ricordi della grassa e ondulata scultura indiana" e Picasso e Derain mettevano di moda l'ammirazione pei feticci dei cannibali d'Africa e di Oceania. Di questa epidemia esotica qualche cosa s'attaccò anche all'Andreotti; ma per poco, chè egli se ne liberò presto; e tornato nel 1914 in patria, si purificò completamente d'ogni scoria parigina nello studio dei grandi maestri toscani, in specie di Iacopo della Quercia. La sua produzione posteriore è tutta riscaldata da questo amore con cui egli rassodò le radici dell'arte sua nel suolo e nella tradizione paesana; arte fatta di robustezza, di grazia, d'equilibrio, saporitamente decorativa e al tempo stesso ricca d'immediata verità. Basti ricordare fra le sue opere più felici La fruttivendola (1895), la Targa in memoria pel prof. Resinelli (1915), In riposo (1916), il Ritratto di Donna Ada Niccolini, La mosca (1917), Il melone (1917), La limonara (1917), Il pescivendolo (1919), Il perdono (1920), La madre (1920), esposte in gran parte nella sua mostra individuale del gennaio 1921, alla Galleria Pesaro. Rimandiamo i lettori desiderosi di più ampie notizie su Libero Andreotti all'articolo che gli dedicò, nel VI fascic. di Dedalo, Anno I, Ugo Ojetti.

Libero Andreotti

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