Raffaele Casnedi

Ruino 1822 - Milano 1892

Biografia:

Destinato dal padre alla professione dell'albergatore, riuscì ad iscriversi all'Accademia di Milano, dove rimase, si può dire per tutta la vita: come scolaro dal 1840 al 1850 e come insegnante dal 1860 in poi. Studiò e lavorò durante il tempo in cui si manifestò, per opera dei «macchiaiuoli», quel rinnovamento nella pittura che portò alla caduta della scuola neoclassica e romantica. Il Casnedi non seguì questo movimento. Fu un grande pittore; ma rimase accademico benché vivesse con compagni d'arte quali Palizzi, Signorini, Fontanesi e Cremona e ne vedesse le opere. Si dedicò poco alla pittura di cavalletto, preferendo l'affresco e scegliendo soggetti nel campo della religione, che fu sempre viva nel suo cuore. Cosicché nei suoi affreschi questo sentimento religioso, che gli guidava la mano, si è tradotto in altrettanta spontaneità e profondità di ispirazione, in naturalezza e in suggestione di atteggiamenti, in armonia e verità storica, pregi che bastano a fargli perdonare una minor valentia di colore. Tra le sue migliori opere si ricordano: la decorazione del salone reale della abbattuta Stazione centrale, la lunetta della Galleria Vittorio Emanuele; il sipario del teatro alla Scala in Milano; "La benedizione dei fanciulli"; e "Mosè scende dal Sinai", "La Valmadrera" tutti gli affreschi della chiesa di Besana; "Il prigioniero di Chillon", che esposta nel 1885 alla Mostra di Belle Arti di Brera, ottenne dalla critica di allora un grande plauso. Altri suoi lavori: affreschi nella chiesa di Rho, di San Pietro in Novara, di San Biagio in Palombara; "Le contadine lombarde che stanno lavando al lago" e "Donne della campagna romana", che furono esposti alla I Mostra di Firenze del 1861. Altri quadri di genere: "Ciociara"; "L'erbivendola"; "L'acquaiola"; "Visita alla balia"; "L'obolo della vedova". Quadri ad olio ed acquarelli di lui sono dispersi un po' per tutta Italia e all'estero, conservati in raccolte di privati e alcuni in pinacoteche. Partecipò a pochissime esposizioni perché le cure dell'insegnamento non gliene lasciarono il tempo.

Raffaele Casnedi

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